Che significa vivere l’avvento? Tempo di attesa, di desiderio e di preparazione al Natale del Dio con noi, l’avvento è per eccellenza il tempo in cui accogliere la sfida della speranza, in particolare quella riposta nel Dio che non solo non è stanco degli uomini, ma ha il coraggio di cominciare sempre di nuovo con loro nell’amore. Proprio in quanto tempo della speranza, l’avvento è la scuola di cui abbiamo tutti bisogno di fronte alla tentazione della sfiducia e della resa, che l’angoscia di questi tempi di crisi, segnati da violenze e da conflitti, potrebbe insinuare nei nostri cuori, in maniera più forte della volontà e dell’impegno di preparare un domani migliore.
È l’attesa del Dio che viene a precisare il volto del futuro che possiamo e dobbiamo attendere e preparare con speranza. C’è un futuro che possiamo progettare e prevedere, dilatazione del nostro presente agli orizzonti del domani che siamo in grado di portare a compimento, e c’è un futuro indeducibile e nuovo, che ci viene incontro al di là di ogni calcolo e di ogni misura. In questo futuro la fede riconosce l’avvento del Dio fedele, illuminato dalla promessa nella storia della salvezza e in particolare dalla resurrezione di Gesù dai morti. Se in ogni attesa utopica l’uomo è solo davanti al suo domani, chi crede nell’avvento di Dio e aspetta il Suo ritorno sa di potergli andare incontro nella comunione del popolo di Dio con inequivocabili segnali d’attesa.
La speranza della fede sa cogliere questi segnali e li affida alle infinite possibilità dell’amore di Dio, riconoscendovi motivi di fiducia e stimoli all’impegno. È una speranza umile, ma fiduciosa nella promessa del Dio che è venuto a visitarci: essa si fonda non in qualcosa che si possieda, ma in Qualcuno che viene ad abitare il cuore e la vita di chi si apra a Lui. La speranza teologale ci apre ad accogliere il Figlio amato per cui vale la pena di vivere, fondando il cammino di ogni giorno sulla parola della Sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20).
È questa la speranza cui ci ha richiamato il Giubileo che va a concludersi: una speranza di cui il mondo dell’inizio del terzo millennio ha più che mai bisogno per vivere e dare senso alle opere e ai giorni. Di essa possiamo nutrirci alimentandoci al cibo solido della Parola di Dio. Meditare ogni giorno i testi della liturgia dell’Avvento, tradurre questo ascolto in gesti di carità e di servizio, può essere la forma concreta per vivere questa speranza, cui ci chiama il Dio che viene e di cui è modello luminoso la Vergine Maria, Madre della speranza che non delude. Sia Lei ad accompagnarci e a farci strada nel cammino verso il Natale di Suo Figlio, Lui che è in persona la speranza del mondo!
+ Bruno Forte





